Il microchip non si rimuove: si cancella un dato, non un oggetto
Prima di tutto, una chiarezza spesso data per scontata ma raramente spiegata: quando un cane o un gatto muore, il microchip resta fisicamente nel corpo. Non viene estratto né prima né dopo la cremazione o la sepoltura — è un dispositivo delle dimensioni di un chicco di riso, pensato per restare lì per sempre. Ciò che serve fare è un'operazione puramente amministrativa: la cancellazione del suo codice identificativo dai registri attivi dell'anagrafe, in modo che l'animale non risulti più "in vita" nei database ufficiali.
La grande novità: la transizione verso SINAC
Fino a poco tempo fa, l'Italia gestiva l'anagrafe degli animali da compagnia attraverso banche dati regionali separate e non comunicanti tra loro — è per questo che, storicamente, le procedure e i moduli cambiavano completamente da una regione all'altra. Questo sta cambiando concretamente proprio ora.
Con il decreto ministeriale del 2 novembre 2023, il Ministero della Salute ha istituito il SINAC (Sistema Informativo Nazionale degli Animali da Compagnia), gestito operativamente dal Centro Servizi Nazionale presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise "G. Caporale" di Teramo. Un successivo decreto, in vigore dal 6 febbraio 2025, ha reso obbligatoria la comunicazione tempestiva di ogni variazione — inclusa la morte dell'animale — pena una sanzione specifica.
Nelle regioni dove SINAC è già attivo, il cittadino può accedere online con SPID, CIE o CNS (identità digitale) per gestire alcune pratiche relative al proprio animale direttamente, incluse le segnalazioni di decesso. Attenzione però: la segnalazione inviata dal cittadino non è automatica — viene esaminata dal Servizio Veterinario dell'ASL competente, che può approvarla o respingerla, prima che l'evento risulti effettivamente registrato.
La transizione in breve
| Data | Cosa succede |
|---|---|
| 2 novembre 2023 | Decreto ministeriale istitutivo del SINAC |
| Maggio 2023 – 2025 | Migrazione progressiva delle anagrafi regionali (Lombardia da maggio 2023; Piemonte e Friuli-VG nel 2025) |
| 6 febbraio 2025 | Obbligo di comunicazione tempestiva delle variazioni; sanzione specifica introdotta |
| 1° luglio 2026 | Obbligo di microchip per i gatti in Friuli-Venezia Giulia |
| 2028 | Microchip obbligatorio per cani e gatti in tutta l'Unione Europea |
Un aspetto poco discusso ma rilevante: la creazione di un'unica banca dati nazionale con i dati anagrafici di milioni di proprietari ha sollevato anche qualche interrogativo sul fronte della protezione dei dati personali (privacy/GDPR), dato che il SINAC centralizza informazioni prima distribuite su base regionale. Il Ministero della Salute, in quanto titolare del trattamento, è tenuto al rispetto della normativa europea sulla protezione dei dati; se hai dubbi specifici sul trattamento dei tuoi dati, puoi rivolgerti al Servizio Veterinario della tua ASL o consultare l'informativa privacy pubblicata sul portale SINAC.
I termini restano regionali, per ora
SINAC ha unificato il sistema informatico, ma non ha (ancora) armonizzato i termini regionali per la comunicazione della morte. Questo è il punto più importante da capire: sapere che esiste un'unica banca dati nazionale non significa che le regole per usarla siano uguali ovunque. Abbiamo verificato la normativa di 15 tra regioni e province autonome, direttamente su fonti ASL o testi di legge regionale dove possibile:
| Regione / Provincia autonoma | Termine per denunciare la morte |
|---|---|
| Marche | 2 giorni |
| Piemonte | 7 giorni* |
| Liguria | 7 giorni |
| Sardegna | 7 giorni* |
| Sicilia | 7 giorni |
| Umbria | 10 giorni |
| Lombardia | 15 giorni |
| Lazio | 15 giorni |
| Emilia-Romagna | 15 giorni |
| Veneto | 15 giorni |
| Toscana | 15 giorni |
| Abruzzo | 15 giorni |
| Campania | 5 o 30 giorni* |
| Trentino-Alto Adige | 30 giorni |
| Friuli-Venezia Giulia | 30 giorni |
* Per Piemonte, Sardegna e Campania abbiamo trovato dati discordanti tra fonti diverse (vedi sotto): verifica sempre direttamente con l'ASL competente prima di fare affidamento su un singolo termine. Per Puglia, Calabria, Molise, Basilicata e Valle d'Aosta non abbiamo trovato una fonte sufficientemente chiara e aggiornata sul termine specifico per la denuncia di morte, pur avendo verificato che l'anagrafe regionale esiste ed è attiva in tutte queste regioni: la regola generale resta valida, verificala presso la tua ASL.
I nomi cambiano da regione a regione (non solo i termini)
Un'altra fonte di confusione, spesso sottovalutata: l'ente a cui rivolgersi non si chiama sempre "ASL". A seconda della regione, lo stesso ufficio può comparire come ATS (Lombardia), ULSS (Veneto), ASUR (Marche), ASP (Sicilia, Calabria, Basilicata), ASReM (Molise) o semplicemente USL (Toscana, alcune zone dell'Umbria). Anche il verbo usato nelle ricerche online varia: "cancellare il microchip" è il più diffuso, ma è comune trovare anche "disattivare il microchip" con lo stesso significato. Se cerchi informazioni sulla tua regione, prova entrambe le espressioni insieme al nome dell'ente locale.
Cosa serve per la cancellazione: documenti e passaggi
Il certificato di morte può essere redatto sia da un veterinario del Servizio Veterinario dell'ASL sia da un veterinario libero professionista accreditato: entrambi hanno gli stessi poteri di attestazione ai fini dell'anagrafe. La documentazione richiesta varia da regione a regione, ma questi elementi ricorrono nella maggior parte dei casi (l'esempio della Regione Lazio è tra i più dettagliati e pubblicamente documentati):
- Certificato veterinario di morte, con data e causa del decesso.
- Modulo di denuncia di morte, spesso disponibile online sul portale regionale o SINAC.
- Iscrizione originale all'anagrafe degli animali d'affezione (o passaporto dell'animale, se disponibile), il documento che riporta il codice di identificazione elettronica assegnato dal microchip.
- Attestazione di avvenuta cremazione o sepoltura ("termodistruzione"), rilasciata dal fornitore che ha gestito le spoglie.
In sintesi: chi, cosa, entro quando
| Aspetto | Risposta |
|---|---|
| Chi comunica il decesso | Il proprietario/detentore, direttamente o tramite veterinario |
| A chi | Servizio Veterinario dell'ASL (o ATS/ULSS/ASUR/ASP a seconda della regione) |
| Entro quando | 2-30 giorni, secondo la regione (vedi tabella sotto) |
| Documento chiave | Certificato veterinario di morte |
| Costo tipico del certificato | Variabile, non tariffato: dipende dal singolo veterinario |
| Sanzione per omissione | 78-233 € (regionale) + 50-500 € (SINAC, dal 2025) |
Se hai scelto un'agenzia specializzata in cremazione o ritiro, molte gestiscono questa pratica direttamente per conto tuo — vale sempre la pena chiederlo esplicitamente prima di scegliere il servizio, come approfondito nella nostra guida al ritiro dell'animale deceduto. Se invece sei ancora ai primissimi passi dopo la morte del tuo animale, la nostra guida generale su cosa fare copre l'intero percorso, dalla constatazione del decesso alle scelte su cremazione e sepoltura.
Le sanzioni: due livelli, non uno solo
Con l'arrivo di SINAC, le sanzioni per chi non si mette in regola sono diventate più stratificate, non più semplici:
Omessa denuncia di morte (regionale)
Sanzione preesistente, generalmente tra 78 e 233 €, variabile per regione — la stessa già in vigore prima di SINAC.
Mancato aggiornamento dati SINAC
Sanzione specifica in vigore dal 6 febbraio 2025: da 50 a 500 € per ogni animale, per il mancato aggiornamento di qualsiasi variazione, non solo la morte.
Un caso che capita più spesso di quanto sembri: il microchip intestato a una persona deceduta
C'è una situazione che raramente viene trattata nelle guide generiche, ma che si presenta con una certa regolarità: un animale ereditato da un familiare scomparso, il cui microchip risulta ancora intestato alla persona deceduta, perché il passaggio di proprietà in anagrafe non è mai stato formalizzato. Quando poi è l'animale stesso a morire, chi se ne è preso cura si trova in difficoltà burocratica proprio nel momento meno adatto per gestirla.
In questi casi, oltre al certificato veterinario di morte dell'animale, servirà generalmente una documentazione sostitutiva — un atto di notorietà o il certificato di morte dell'intestatario originale — da presentare al Servizio Veterinario dell'ASL competente. Non è una situazione senza soluzione, ma richiede un passaggio in più: se ti trovi in questa condizione, conviene chiamare direttamente l'ASL prima di presentarti allo sportello, per sapere esattamente quale documentazione accettano nel tuo caso specifico.
E i gatti? Il quadro si sta muovendo anche qui
A differenza dei cani, il microchip per i gatti non è ancora obbligatorio in tutta Italia — ma il quadro è in movimento rapido. Alcune regioni, come la Lombardia, lo richiedono già da anni; il Friuli-Venezia Giulia lo renderà obbligatorio dal 1° luglio 2026, con registrazione contestuale su SINAC. A livello europeo, un nuovo regolamento renderà il microchip obbligatorio per cani e gatti in tutta l'Unione Europea entro il 2028. Se il tuo gatto non ha mai avuto il microchip, non c'è quindi una procedura di cancellazione da seguire dopo la sua morte — ma vale la pena sapere che, nella tua regione, potrebbe presto cambiare qualcosa anche per i gatti ancora in vita.
Hai bisogno di aiuto con questa pratica?
PetErnità sta costruendo una rete di fornitori verificati in tutta Italia, molti dei quali gestiscono direttamente anche le pratiche di cancellazione anagrafica, per togliere un pensiero in più in un momento già difficile.
✉️ Scrivici a info@peternita.itDomande frequenti
Il microchip va rimosso fisicamente quando l'animale muore?
No. Il microchip resta nel corpo dell'animale: non viene mai estratto, né prima né dopo la cremazione o la sepoltura. Quello che va fatto è la cancellazione amministrativa del suo codice dal registro anagrafico — un'operazione sui dati, non sul corpo.
Cos'è il SINAC e cosa cambia rispetto a prima?
Il SINAC è la nuova banca dati unica gestita dal Ministero della Salute, istituita con decreto del 2 novembre 2023 e resa pienamente operativa dal 6 febbraio 2025. Sta sostituendo gradualmente le vecchie anagrafi regionali separate: la maggior parte delle regioni vi ha già aderito, altre sono ancora in fase di migrazione. Una volta completata la transizione nella propria regione, il cittadino può accedere online con SPID, CIE o CNS per alcune pratiche, incluse le segnalazioni di decesso, sempre soggette all'approvazione del Servizio Veterinario dell'ASL.
Entro quanti giorni devo comunicare la morte del mio animale?
Il termine dipende ancora dalla regione: si va dai 2 giorni delle Marche ai 30 giorni di Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, con termini di 7 giorni (Piemonte, Liguria, Sardegna, Sicilia), 10 giorni (Umbria) o 15 giorni (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Abruzzo) tra i più comuni. Per alcune regioni, come Piemonte, Sardegna e Campania, abbiamo trovato dati discordanti tra fonti diverse: verifica sempre il termine specifico direttamente con la tua ASL.
Cosa succede se non comunico la morte o non aggiorno i dati su SINAC?
Oltre alle sanzioni regionali già esistenti per l'omessa denuncia di morte (generalmente 78-233 €), il mancato aggiornamento dei dati su SINAC comporta, dal 6 febbraio 2025, una sanzione da 50 a 500 € per ogni animale. La Legge 82/2025 ha introdotto un "ravvedimento operoso": mettersi in regola spontaneamente prima di essere scoperti può evitare la sanzione.
Cosa fare se il microchip del mio animale è ancora intestato a una persona deceduta?
Serve una documentazione sostitutiva — tipicamente un atto di notorietà o il certificato di morte dell'intestatario originale — da presentare insieme al certificato veterinario al Servizio Veterinario dell'ASL competente. La documentazione richiesta può variare da regione a regione: conviene chiedere consulenza diretta all'ASL.
Quanto costa il certificato veterinario e la pratica di cancellazione?
Non esiste una tariffa fissa nazionale: il costo del certificato veterinario di morte dipende dal singolo professionista. La pratica di cancellazione anagrafica in sé, presso il Servizio Veterinario dell'ASL, è generalmente gratuita; se scegli un'agenzia di ritiro o cremazione che gestisce la pratica per conto tuo, verifica se questo servizio è incluso nel prezzo o fatturato a parte.
Il mio animale è morto all'estero: come procedo con la cancellazione?
Serve un certificato di morte rilasciato da un veterinario del paese in cui è avvenuto il decesso, da presentare al Servizio Veterinario dell'ASL italiana dove l'animale era registrato. Trattandosi di un caso meno frequente, con procedure che possono variare, è consigliabile contattare direttamente l'ASL di riferimento prima di rientrare in Italia, quando possibile.